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martedì 21 ottobre 2014 ..:: Esercizi per Podisti » Problemi alla Spalla ::.. Registrazione  Login
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 Problemi alla Spalla Riduci

Come ho risolto i problemi alla spalla

di Graziano Ferrini

 

Si tratta di una significativa esperienza personale che ho ritenuto utile descrivere a beneficio di coloro che si trovano a dover fare i conti con i problemi e i dolori alle spalle. Problemi che possono diventare sempre più invalidanti e che sono molto diffusi.

Si tratta di un problema che ho completamente risolto in  casa, con pochi appropriati esercizi quotidiani, evitando un intervento chirurgico per il quale ero già stato messo in nota dall’ortopedico che aveva diagnosticato il disturbo ed il relativo intervento terapeutico.

E’ chiaro che quello che ha funzionato nel mio caso potrebbe non dare gli stessi risultati in altre situazioni, in considerazione del fatto che le cause della sintomatologia del dolore alla spalla (o per dirla con il termine medico “periartrite scapolo omerale”) possono essere molto diverse.

E’ però un tentativo terapeutico che chiunque soffre di tale disturbo dovrebbe provare prima di sottoporsi ad eventuali interventi chirurgici, sempre comunque traumatici, per almeno due buoni motivi:

-          si tratta di dedicare pochi minuti al giorno ad una serie di esercizi che possono essere fatti in casa con attrezzature di costo limitato e che si possono trovare in qualsiasi negozio di articoli sportivi;

-          la causa del disturbo può essere di non facile identificazione con i mezzi diagnostici normalmente utilizzati (radiografia o risonanza magnetica), e come conseguenza anche il corrispondente intervento terapeutico.

 

In altre parole, vale la pena provare, per almeno qualche settimana.

 

I sintomi e la terapia della mia periatrite

Il disturbo si è manifestato lentamente e gradualmente. All’inizio non ci facevo neppure tanto caso perché il dolore alla spalla si presentava solo se e quando facevo certi movimenti con il braccio; in particolare quando portavo la mano dietro la schiena per prendere o mettere il portafoglio nella tasca posteriore dei calzoni. Piano piano però la capacità di movimento del braccio senza sentire dolore diminuiva, come diminuiva contestualmente la forza del braccio nel sollevare pesi anche modesti, senza sentire dolore. Per evitare i movimenti del braccio e le sollecitazioni alla spalla che provocavano fitte dolorose avevo spostato fazzoletto e portafoglio dalla tasca destra alla tasca sinistra dei calzoni. Col braccio destro non riuscivo neppure a tirare e posizionare la cintura di sicurezza della macchina, che mettevo a posto usando il braccio sinistro. Dopo i primi sintomi dolorosi significativi ho ovviamente fatto le visite ed i controlli diagnostici di rito. Ho iniziato con la classica visita dal medico di famiglia e con la successiva radiografia, che, come spesso accade in questi casi, non hanno rivelato anomalie evidenti. La terapia con farmaci antidolorifici, anche specifici per i disturbi alla spalla, non ha dato risultati apprezzabili; e la cosa è molto logica in quanto è arcinoto che i farmaci antidolorifici agiscono sul sintomo e non sulla causa. Sono passato quindi dallo specialista, cioè dall’ortopedico, che mi ha fato fare la risonanza magnetica; nel frattempo il dolore alla spalla e la limitazione funzionale del braccio destro aumentavano lentamente ma inesorabilmente. Sulla base dell’esito della risonanza magnetica l’ortopedico ha fatto una sua diagnosi, che non ricordo, della causa del disturbo; ma soprattutto la sua proposta terapeutica: un intervento in artroscopia alla spalla, seguito da un periodo iniziale di immobilizzazione del braccio e successivamente da fisioterapie di riabilitazione. A nessuno piace andare sotto i ferri del chirurgo; ma tant’è, la situazione della mia spalla era peggiorata al punto che mi stavo rassegnando all’idea dell’intervento. Ho portato i documenti relativi alla diagnosi ed alla proposta di intervento al mio medico di famiglia, che da persona di buon senso mi ha consigliato, prima di decidermi per l’eventuale intervento, di “sentire un’altra campana”. E così ho fatto. Con l’esito della risonanza magnetica sono andato da un ortopedico specialista della spalla, secondo il quale le anomalie evidenziate dalla risonanza magnetica non erano tali da richiedere un intervento chirurgico in tempi brevi; mi ha inoltre suggerito di provare a fare alcuni degli esercizi che vengono di norma prescritti per la fase di riabilitazione dopo un intervento. E per gli esercizi da fare mi ha fornito due fotocopie con alcuni disegni, corredati da brevi descrizioni.

A questo punto, come avevo già fatto per risolvere i problemi del mal di schiena, ho cercato di interpretare l’efficacia terapeutica degli esercizi sinteticamente descritti, combinando le conoscenza della meccanica derivate dalla mia laurea in Ingegneria con quel minimo di nozioni di medicina che potevo acquisire consultando enciclopedie mediche e articoli su Internet. E sulla base di tale analisi ho impostato ed applicato un programma di esercizi che, in alcune settimane, mi hanno permesso di ridurre prima, e quindi di eliminare, i disturbi ed i dolori alla spalla, recuperando completamente la mobilità e la forza del braccio destro.

 

-          Di seguito vado a descrivere, a beneficio di chi vorrà leggere questa mia nota e vorrà sperimentarli, gli esercizi che ho fatto e che propongo, nonché le interpretazioni bio-meccaniche che mi hanno portato a definire tale programma di esercizi.

 

Le articolazioni e il ruolo del “lubrificante”

Sappiamo tutti cosa succede in una macchina, quando manca l’olio nel motore, o il lubrificante nelle altre parti in movimento. L’attrito fra le parti determina il logoramento delle superfici di contatto e il motore si rompe.

Nella meravigliosa macchina che è il nostro corpo, la natura ha provveduto a mettere un lubrificante naturale fra le parti in movimento, cioè le articolazioni: questo lubrificante naturale è il liquido “sinoviale” prodotto con la collaborazione determinante delle membrana sinoviale, che si trova fra le cartilagini e le parti terminali delle ossa che compongono le articolazioni. La presenza del liquido sinoviale, nella quantità richiesta per assicurare una buona lubrificazione, e quindi il movimento senza attriti e senza logoramento delle cartilagini è particolarmente importante nelle articolazioni che lavorano di più, e quindi sono soggette ad un maggior logoramento: le articolazioni delle ginocchia e le articolazioni delle spalle. Molti dei disturbi alle articolazioni delle spalle e delle ginocchia sono infatti spesso causati da una riduzione del liquido sinoviale, e conseguentemente, da un maggior attrito fra le parti in movimento relativo delle articolazioni. Infatti, negli ultimi tempi si vanno sviluppando interventi terapeutici sui disturbi alle ginocchia ed alle spalle, basati su infiltrazioni nell’articolazione della sostanza che da al liquido sinoviale le caratteristiche di viscosità che lo rendono lubrificante. Il maggior attrito derivante dalla carenza di lubrificante ha diverse conseguenze che hanno come risultato finale riduzione della capacità di movimento dell’articolazione e sintomatologie dolorose. Le cause di questo sono diverse, e spesso concomitanti: alterazione della superficie ossea e cartilaginea;  sollecitazioni anomale dei legamenti, con conseguente stiramento e lacerazione; interessamento delle terminazioni nervose.

 

 

Gli esercizi

Gli esercizi che ho fatto per risolvere il mio problema sono quindi prevalentemente finalizzati a restituire, per quanto possibile, tono muscolare (e quindi aumento della circolazione sanguigna ed apporto di lubrificante) ai numerosi muscoli che circondano l’articolazione scapolo-omerale e che permettono alle braccia un movimento a 360 gradi (o quasi). Poiché i muscoli deputati al movimento delle braccia sono numerosi, i movimenti di miglioramento del tono muscolare devono essere fatti secondo diverse direzioni.

 

Esercizi con le molle

Per questi esercizi, nei negozi specializzati di materiali ortopedici è possibile trovare degli elastici con diversi livelli di resistenza alla trazione; io ho risolto il problema utilizzando l’attrezzo a molle che si può trovare in qualsiasi punto vendita di prodotti per la ginnastica e le attività sportive. Questo attrezzo è normalmente messo in vendita con cinque molle; tutte le molle possono essere tolte, per cui i diversi livelli di resistenza possono essere ottenuti togliendo da una a quattro delle molle presenti nell’attrezzo. E’ consigliabile iniziare lasciando nell’attrezzo una sola molla, in modo da iniziare la serie di esercizi di riabilitazione con la minore resistenza possibile allo sforzo di trazione. Successivamente si potrà aggiungere una seconda, ed eventualmente una terza molla. Una delle maniglie deve essere fissata ad una parete (o alla maniglia di una porta) all’altezza del gomito.

Gli esercizi sotto indicati devono essere fatti tirando la molla fino a che non si sente dolore, e ripetuti almeno 10 volte.

 

Esercizio n° 1 - Frontale

 

 

Con la fronte rivolta alla parete dove è fissato l’attrezzo, l’omero allineato al corpo e l’avambraccio orizzontale, si tende la molla tirando il braccio indietro fino a che la mano risulta allineata con il corpo, come indicato in figura.

 

 

 

 

 

 

 

 

Esercizio n° 2 – Laterale Esterno Avambraccio

 

 

  

Come per il frontale, l’omero è allineato con il corpo e l’avambraccio orizzontale e teso in avanti. Come indicato in figura, tirare la molla verso l’esterno fino a raggiungere con l’avambraccio un angolo di circa 45 gradi rispetto alla posizione di partenza. E’ un esercizio piuttosto difficile perché mette in tensione un complesso neuro-muscolare normalmente poco sollecitato; e per questo è particolarmente importante.

 

  

 

 

 

 

 

 

Esercizio n. 3 – Laterale Esterno Spalla

 

 

La posizione è simile a quelle dell’esercizio n. 2, però prevede che l’avambraccio sia tenuto vicino a corpo; Con questo esercizio lo sforzo di trazione è particolarmente concentrato sui muscoli della spalla.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

Esercizio n. 4 – Laterale interno

 

Per questo esercizio, il corpo è orientato con il braccio da utilizzare per tirare la molla verso la parete a cui la molla è collegata. La posizione del braccio e dell’avambraccio è simile a quella dell’esercizio 2, però la trazione della molla viene effettuata portando l’avambraccio davanti al corpo anziché verso l’esterno, come indicato in figura.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

Esercizio n. 5 – Spalle alla parete

 

 

Con le spalle alla parte a cui è fissata la molla, avambraccio orizzontale, si spinge il braccio in avanti fin quanto è possibile, in funzione della tensione della molla e, ovviamente, della lunghezza totale del braccio

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel caso che si desideri effettuare gli esercizi con entrambe le braccia, cosa peraltro consigliabile, è opportuno effettuare ciascun esercizio prima con un braccio e poi con l’altro, in modo da fare riposare il braccio mentre si effettua l’esercizio con l’altro.

 

 

 


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