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lunedì 21 agosto 2017 ..:: Home » La Falcata » Esercizio Fisico: strumento terapeutico ::.. Registrazione  Login
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 L'esercizio fisico come strumento terapeutico Riduci

L’esercizio fisico come strumento terapeutico
 
E’ ormai ampiamente dimostrato da numerosissimi studi clinici condotti con metodo scientifico, che un esercizio fisico moderato o intenso, opportunamente programmato in relazione alle condizioni del soggetto, determina un miglioramento dei principali indicatori fisiologici dell’organismo, che influenzano lo stato di salute e di benessere generale della persona.
Numerosi sono gli effetti sperimentalmente rilevati e scientificamente verificati dell’attività fisica sulla struttura, sulla fisiologia e sul metabolismo corporeo: aumento della densità della mineralizzazione ossea e quindi riduzione dei rischi connessi con osteoporosi; diminuzione della percentuale di massa grassa e conseguente aumento della massa corporea magra; aumento della forza muscolare; miglioramento del metabolismo del glucosio e della risposta insulinica al glucosio, particolarmente importante per i diabetici; diminuzione di lipidi e del colesterolo, con conseguente riduzione dei rischi connessi con l’elevato livello di tali componenti (infarto cardiaco o ictus); miglioramento della dinamica cardiovascolare; aumento del tempo di resistenza allo sforzo prolungato; diminuzione dei valori pressori correlati ad esercizio; miglioramento delle capacità cognitive. In definitiva: miglioramento generale della qualità della vita.
L’esercizio fisico si è quindi rivelato l’unico “vaccino” la cui azione permette di prevenire simultaneamente molte patologie croniche, e le relative conseguenze in termini di invalidità o decessi prematuri. 
Ma quale e quanto esercizio fisico? Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, basate su numerosi studi scientifici, dicono di fare almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana! Ma quale attività fisica? Cammino, corsa leggera, bicicletta, nuoto, tennis, giardinaggio?
L’esercizio fisico basato sul cammino e sulla corsa, che è alla base dell’attività della San Giorgio,  si è rivelato sicuramente efficace, anche perché non c’è molto da insegnare e dimostrare nelle persone che non hanno patologie o disabilità: il cammino è l’esercizio di movimento più naturale per l’uomo; lo stesso si può dire anche per la corsa; da bambini è quasi più naturale correre che camminare; molti adulti e anziani forse hanno dimenticato cosa significa correre, ma non è difficile ritrovare il ritmo corretto della corsa anche dopo tanto tempo. Quello che è importante tenere presente è la progressione con cui devono essere affrontati gli esercizi; ogni sessione di esercizio deve infatti comprendere una fase di riscaldamento (warm-up), una fase allenante costituita da esercizio aerobico o di resistenza, e una fase di “defaticamento” (cool-down).
Al termine dell’esercizio c’è infine la fase di recupero.
Un altro aspetto importante dell’attività fisica riguarda l’intensità dell’esercizio; le raccomandazioni dicono che un esercizio moderato deve esprimere dal 40 al 60% della capacità massima; ma quale è la capacità massima? E quando sono al 40 o 50 o 60%?. Il criterio più facilmente applicabile, senza bisogno di ricorrere a strumenti di misura particolari né prima, né durante, né dopo, consiste nel rilevare la frequenza cardiaca (FC) espressa in numero di battiti al minuto. Ogni persona può facilmente rilevare la frequenza, ad esempio, contando i battiti in 15 secondi e moltiplicare per quattro, oppure utilizzando un cardiofrequenzimetro del costo di poche decine di euro. La FC rilevata deve essere messa confronto con la frequenza cardiaca massima che è correlabile all’età anagrafica e alla frequenza cardiaca a riposo, che ognuno può rilevare. Vari studi hanno messo in relazione la frequenza cardiaca (FC) con il grado di intensità dell’esercizio fisico (leggera, moderata, intensa, molto intensa) rapportando la frequenza cardiaca rilevata durante l’esercizio con la frequenza cardiaca massima e con la frequenza cardiaca a riposo. Il problema è che la frequenza cardiaca di allenamento dipende da diversi fattori: l’età, la frequenza cardiaca massima, la frequenza cardiaca a riposo, il livello di allenamento, l’intensità dell’allenamento, lo stile di vita.
Per determinare il grado di intensità, e quindi la frequenza cardiaca di allenamento sono state sviluppate e verificate delle formule specifiche. Sulla base di tali formule  è stata elaborata la tabella sotto riportata, che fornisce la frequenza cardiaca di allenamento (minima, moderata, intensa, massima) in funzione dell’età, basata però su una frequenza cardiaca a riposo di 70 battiti al minuto.
 

 
Frequenza Cardiaca
Età
Minima
Moderata
Intensa
Massima
20
120
144
175
194
30
117
140
169
187
40
114
136
164
180
50
111
132
158
173
60
108
128
152
166
70
106
123
146
159
80
103
119
140
152

 
Ad esempio, per una persona di 50 anni che ha una frequenza cardiaca a riposo di 70 battiti al minuto, è considerata moderata, e quindi allenante come esercizio fisico, un’attività fisica che determina una frequenza cardiaca di 132 battiti al minuto. Nel caso di una frequenza a riposo minore (50 o 60 battiti al minuto) le formule danno valori di FC di allenamento leggermente minori rispetto a quelli della tabella; mentre con una FC a riposo maggiore, sono leggermente maggiori anche i valori della FC di allenamento.
 
Studi più recenti sulla relazione fra esercizio fisico e benefici in termini di salute e qualità della vita hanno messo in evidenza che i benefici e i miglioramenti dei parametri fisiologici possono essere maggiori in condizioni di esercizio fisico intenso; e che l’esercizio fisico intenso può essere praticato anche in età avanzata.
Sicuramente, fra gli esercizi fisici che possono essere classificati come intensi c’è sicuramente la maratona, non solo per la capacità di percorrere di corsa i 42 chilometri, ma anche e soprattutto per la preparazione necessaria per riuscire a completare la maratona.
I dati relativi alla Maratona di New York, che ho elaborato per la mia tesi di laurea in Fisioterapia, dimostrano chiaramente che uomini e donne di tutte le età sono in grado di preparare e completare, con tempi di tutto rispetto, una maratona.
Nella tabella sono riportati alcuni dati di sintesi relativi ai tempi di completamento di tutti i partecipanti che hanno completato la Maratona di New York del 2011, per uomini e donne, suddivisi per le varie fasce di età, dai 20 ai 75 anni.
 

Maschile (29.686 arrivati)
Fascia età
20
25
30
35
40
45
50
55
60
65
70
75
Numero
640
2859
3117
2876
3066
2130
1459
605
288
84
28
10
Primo 25%
3.40.46
3.35.57
3.38.13
3.40.24
3.39.08
3.45.36
3.47.51
3.57.53
4.09.58
4.25.44
4.43.19
5.10.14
Mediana
4.07.18
4.06.10
4.04.57
4.07.38
4.06.45
4.12.31
4.17.16
4.32.13
4.45.35
5.02.22
5.36.22
6.05.01
Femminile (17.162 arrivate)
Fascia età
20
25
30
35
40
45
50
55
60
65
70
 
Numero
711
2588
3945
4779
5902
4566
3750
1777
1098
360
157
 
Primo 25%
4.03.18
4.02.53
4.05.28
4.06.11
4.02.09
4.10.34
4.17.22
4.30.20
4.43.26
5.01.06
5.01.52
 
Mediana
4.31.18
4.30.40
4.35.42
4.36.03
4.33.53
4.40.39
4.49.55
5.06.56
5.13.34
5.43.26
5.33.41
 

 
Nella tabella, per le varie fasce di età, sono indicati: il numero di arrivati, il tempo al di sotto del quale sono arrivati un quarto dei partecipanti e il tempo mediano, cioè il tempo al di sotto del quale sono arrivati la metà dei partecipanti.
Si può pertanto concludere che un’attività fisica intensa e prolungata come quella di fare una maratona, può essere praticata anche da persone di età avanzata, purchè in buone condizioni fisiche e dopo un allenamento adeguato. Non ci sono quindi limiti di età all’impostazione di programmi finalizzati alla promozione dell’esercizio fisico, anche intenso, per il miglioramento della salute e della qualità della vita e per la riduzione dei rischi di patologie che determinano condizioni di disabilità, cattiva salute e qualità della vita.

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Via Trento n. 6 - 20070 Dresano (MI)
tel e Fax 0298270277
Codice FIDAL: MI529

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