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lunedì 21 agosto 2017 ..:: Home » La Falcata » Il Pilota automatico dell'organismo umano ::.. Registrazione  Login
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 Il "Pilota automatico" dell'organismo umano Riduci

Il pilota automatico
 Come funziona il vostro “pilota automatico”?
Probabilmente non ce ne rendiamo conto, ma ognuno di noi ha un “pilota automatico” senza il quale i nostri movimenti sarebbero lenti, imprecisi e scoordinati. Un meccanismo perfetto, e per questo anche particolarmente delicato, il cui corretto funzionamento è una delle chiavi fondamentali del nostro benessere, e soprattutto, per noi podisti e marciatori, della nostra capacità di continuare a camminare e a correre.
Per questo può essere utile conoscere i meccanismi di base che caratterizzano il funzionamento di questo pilota automatico.
Per capire meglio questi meccanismi può essere di aiuto, a titolo di esempio, fare riferimento al funzionamento del pilota automatico utilizzato negli aerei, rappresentato schematicamente nello schema.
 
Normalmente, il pilota automatico dell’aereo viene attivato quando l’aereo si trova in condizioni di volo stazionario, cioè si muove su una rotta ben definita, ad una velocità e quota di volo prestabilite. Però, per mantenere rotta, quota e velocità costanti ha bisogno di continue rilevazioni e verifiche, in quanto venti e differenze di pressione in quota tenderebbero a fare deviare l’aereo dalle condizioni di volo prestabilite. Per mantenere quindi le condizioni di volo definite è necessario rilevare, tramiti opportuni rilevatori di rotta, di quota, di velocità e di regime di motore eventuali deviazioni dai valori predefiniti e sulla base di tali variazioni, determinare come intervenire sui vari comandi (timoni direzionali e di quota, potenza dei motori, alettoni di sostentamento) a fine di mantenere il volo nell’ambito dei valori definiti.
Un meccanismo concettualmente analogo, ma molto più raffinato e complesso, è quello che ci permette di state in piedi e di muoverci senza preoccuparci di controllare continuamente come si posizionano le varie parti del nostro corpo e di quanta forza devono erogare i nostri muscoli per generare e/o mantenere le posizioni. Infatti, se facciamo un attimo di attenzione a quello che facciamo quando, ad esempio seduti su una sedia, ci alziamo in piedi. Decidiamo di alzarci, e basta; poi non facciamo più nulla volontariamente; come è possibile? E’ perché abbiamo un complesso meccanismo che funziona come un pilota automatico, ma molto più preciso e complesso.
Lo schema della figura riportata a fianco  vuole rappresentare in modo schematico e molto semplificato il nostro pilota automatico, cioè il complesso meccanismo neuromuscolare e articolare che ci permette di stare in piedi e di muoverci come siano soliti fare quotidianamente.
Solo per stare in piedi abbiamo bisogno di stimoli nervosi che “regolino” la contrazione dei muscoli della gamba, della coscia, del tronco e del collo in modo tale da mantenere la normale posizione eretta che caratterizza il nostro “stare in piedi”. Ma questi stimoli nervosi arrivano ai nostri muscoli senza che noi si faccia niente “volontariamente”; noi abbiamo solo deciso “volontariamente” di stare in piedi, poi noi compiamo nessun’altra azione volontaria: tutto questo è possibile perché, come nel pilota automatico degli aerei, abbiamo dei rilevatori molto precisi e veloci che rilevano lo stato di salute e di contrazione di tutti i numerosi muscoli che devono intervenire per assicurare il mantenimento della stazione eretta.
In tutti i muscoli ci sono dei rilevatori del grado di tensione del muscoli stesso che trasmettono con continuità al “cervello” ogni piccola variazione di contrazione e di lunghezza del muscolo; nelle articolazioni e nei legamenti ci sono i sensori che rilevano, i gradi di rotazione dell’articolazione e la direzione del movimento; nei tendini ci sono i sensori che devono assicurare che il grado di tensione del tendine non superi il valore limite, cioè il valore al di sopra del quale si possono verificare danni alla struttura muscolo scheletrica, tendinea e legamentosa. Tutti questi rilevatori trasmettono continuamente al cervello, tramite i nervi e il midollo spinale, le informazioni relative al completo assetto corporeo; Il cervello, come un computer superveloce, elabora le informazioni ricevute, generando gli impulsi nervosi necessari ai vari muscoli per ottenere l’assetto corporeo desiderato. E’ un processo continuo, superveloce ed estremamente complesso, se si tiene conto del fatto che lo schema motorio viene rielaborato decine di volte in un secondo, e che interessa diverse centinaia di muscoli. E tutto questo solo per stare in piedi senza fare nulla. Infatti quando si spegne il pilota automatico, e questo si verifica quando c’è una perdita di coscienza (uno svenimento), o quando dormiamo, si cade in terra! Il sonno e la perdita di coscienza determina infatti lo spegnimento dell’interruttore che alimenta sia i rilevatori sia i muscoli, cioè la parte motoria.
Come si può immaginare, il processo automatico di controllo è ancora più complesso se ci dobbiamo muovere. Pensiamo solo a quello che succede quando muoviamo un braccio per afferrare un oggetto; noi guardiamo dove si trova l’oggetto che vogliamo afferrare, ed il nostro braccio si muovo verso l’oggetto senza che ci preoccupiamo di guardare come si muove il braccio, come si piega il gomito o come di muove la mano; questo è possibile perché il nostro pilota automatico registra la posizione dell’oggetto, elabora i comandi motori per i muscoli che fanno muovere il braccio verso l’oggetto (forza, velocità, direzione), e durante il movimento controlla, tramite i vari rilevatori muscolari e articolari, che le varie parti (braccio, avambraccio, mano) si muovano correttamente nella direzione dell’oggetto da afferrare; inoltre deve rielaborare anche lo schema di tensione muscolare del resto del corpo, perché ogni movimento determina necessariamente uno spostamento del baricentro corporeo e di conseguenza deve essere ridefinito con continuità l’assetto delle varie parti necessario per il mantenimento dell’equilibrio. Tutto questo sempre ad elevata velocità, se consideriamo che l’oggetto che vogliamo afferrare può essere anche in movimento, come quando dobbiamo afferrare una palla che ci viene lanciata. E’ superfluo a questa punto sottolineare che il pilota automatico del nostro corpo ci permette anche di camminare e di correre, senza che ci si debba preoccupare di come pieghiamo la coscia, il ginocchio o il piede.
Il nostro pilota automatico è quindi un meccanismo meraviglioso, efficiente e complesso, ma per questo anche delicato, nel senso che basta che uno solo dei suoi numerosi componenti (rilevatori, muscoli, articolazioni, nervi) non sia correttamente “registrato” perché si possa verificare uno squilibrio nell’assetto dei componenti corporei interessati, sia in fase statica che in movimento. Questo squilibrio genera necessariamente delle tensioni anomale sulle parti interessate, che sono normalmente muscoli o articolazioni, che innescano processi infiammatori accompagnati da manifestazioni dolorose. Queste manifestazioni dolorose sono un segnale, una specie di “spia rossa” che ci indica che in quel punto (una spalla, un ginocchio, un piede) c’è qualche cosa che non va; qualche cosa che non è più correttamente registrato in rapporto agli altri componenti; ad esempio, un muscolo più forte o più debole di quanto richiesto per il corretto funzionamento della parte, una limitazione articolare, un rilevatore che trasmette male per il cattivo funzionamento della rete di trasmissione (nervi e midollo spinale), una riduzione del lubrificante naturale delle articolazioni (il liquido sinoviale e l’acido ialuronico) dovuta a cattiva circolazione ecc.
Quando si verificano situazioni di questo tipo si ricorre di norma all’utilizzo di antidolorifici e antinfiammatori, e questo ovviamente va bene perché il dolore, oltre essere una sensazione sgradevole, crea limitazioni anche serie alla nostra attività. Dobbiamo però tenere presente che spegnere l’infiammazione e il dolore, cioè spegnere la spia rossa che ci segnala un’anomalia, è come spegnere la spia rossa del motore dell’auto che segnala che il livello dell’olio è sceso sotto al minimo; come ben sappiamo, se non si fa il cambio dell’olio o il rabbocco, si va fatalmente verso la fusione del motore.
Analogamente, se ci limitiamo a spegnere il dolore e l’infiammazione, si rischia di peggiorare lo squilibrio che il nostro pilota automatico ci ha comunicato, creando gradualmente e progressivamente danni maggiori: rotture tendinee o legamentose, consumo anomalo delle cartilagini articolari, danni neuromuscolari e altro, che possono portare a limitazioni funzionali permanenti o al ricorso al chirurgo. Dobbiamo pertanto cercare di considerare gli aspetti positivi che derivano da alcune manifestazioni dolorose, soprattutto quando riguardano articolazioni muscoli e tendini. Sono spesso i segnali che ci da il nostro pilota automatico per avvertire che c’è uno squilibrio che bisogna cercare di correggere. Pensiamo all’importanza del meccanismo del dolore quanto urtiamo contro un oggetto pungente o tocchiamo una superficie bollente; è il dolore che sentiamo che impedisce che il danno possa essere più grave.  
Quindi spegniamo pure il dolore e l’infiammazione, ma poi dobbiamo cercare la causa e intervenire sulla causa, e questo prima che lo squilibrio possa degenerare. Spesso questi squilibri, una volta trovata la causa, si possono correggere con opportuni interventi ed attività fisiche finalizzati a modificare posture o movimenti scorretti, a potenziare strutture muscolo tendinee indebolite o a riattivare processi metabolici rallentati, come ad esempio il rimodellamento osseo o il nutrimento naturale della cartilagine articolare.
Teniamo infatti presente che le patologie più diffuse fra quelle che danno gli esiti più gravi e infausti, e cioè i tumori, gli infarti cardiaci e gli ictus cerebrali, sono quelle che non danno segnali preventivi; non hanno cioè la spia rossa del dolore preventivo; quando si presentano i sintomi di queste patologie è spesso troppo tardi.

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